Dalle Costellazioni Familiari classiche ai “Movimenti dell’Anima”

“Le cose migliori non si possono dire e quelle che si possono dire vengono fraintese”

B. Hellinger (1)

Nei primi anni Ottanta Hellinger lavorava con un metodo indicato successivamente come “costellazioni classiche”. Questa prima modalità di lavoro prevedeva che il cliente assegnasse ai rappresentati un ruolo e una posizione nella rappresentazione della propria famiglia. Quindi il facilitatore, interrogando i rappresentanti sul loro sentire nelle posizioni assegnate, decideva e proponeva via via un “ordine” nuovo, fino a trovare quello risolutivo per il sistema e verificando sempre il risultato dal feedback dei partecipanti.

Seguendo il fluire delle cose e apprendendo dall’esperienza di migliaia di costellazioni, svolte nei suoi viaggi in tutto il mondo, Hellinger osservò quanto già visto da Thea SchÖnfelder e Virginia Satir, e cioè che i rappresentanti, chiamati all’interno di una rappresentazione della famiglia, accedevano al sentire profondo delle persone che rappresentavano e inoltre notò che sapevano trovare da soli una posizione più soddisfacente nel sistema, contribuendo in modo diretto alla soluzione. Nel tempo, dall’esperienza, emergeva un “sapere” dalla valenza universale, indipendente dalla religione, dalla cultura e dalle usanze dei popoli. Sulla base di queste nuove acquisizioni Hellinger definì le forze regolatrici che agiscono sui sistemi “Ordini dell’Amore” , descrivendone approfonditamente le dinamiche in uno dei suoi libri più importanti (2).

Un’altra delle grandi intuizioni, cardine nello sviluppo del metodo, riguardava la coscienza, non nel senso tradizionale del termine, ma intesa come relazione tra l’appartenenza al proprio sistema e l’agire. La coscienza funzionerebbe come un organo di senso inconscio, che ci spinge ad agire in modo da garantirci l’appartenenza al nostro gruppo, ad esempio alla nostra famiglia, facendoci sentire “a posto” se agiamo in favore e “in colpa” se agiamo in contrasto con i valori del nostro gruppo/famiglia. Sotto l’influenza della coscienza l’uomo può commettere i più efferati delitti pur sentendosi “innocente”, quando le sue azioni gli garantiscono l’appartenenza al sistema e spesso la sopravvivenza.


Intorno al 2002 Hellinger iniziò a lavorare in un modo nuovo, passando dalle costellazioni classiche ai “Movimenti dell’Anima”. Il termine “Anima” usato da Hellinger non ha un significato religioso, secondo l’uso comune, né indica un’entità extrasensoriale o un’essenza, ma si tratta di una forma che organizza l’esperienza, che guida, un campo all’interno del quale si trovano la nostra coscienza individuale e quella collettiva. Alcune teorie scientifiche, che si riferiscono alla fisica quantistica, al modello olografico di David Bohm e alla teoria del campo morfogenetico di Rupert Sheldrake, sono in accordo con questo modello di Anima e forniscono alcune spiegazioni su molti dei fenomeni che accadono durante il lavoro con le costellazioni.

Nei Movimenti dell’Anima i rappresentanti, rimanendo raccolti e semplicemente affidandosi alle sensazioni corporee del momento, si muovono all’interno della rappresentazione, rivelando le dinamiche tra le persone che la compongono, portando alla luce ciò che accade quando qualcuno è stato escluso o quando agisce, in modo “arrogante”, al posto di un altro. Può accadere infatti che un figlio desideri inconsapevolmente di morire al posto di un genitore e si ammali per questo, oppure che si identifichi con una persona precedentemente esclusa dalla famiglia, ad esempio un ex partner di un genitore, nel tentativo inconsapevole di renderla visibile nel sistema. Hellinger definisce “irretimenti” tutte quelle condizioni che costringono qualcuno, suo malgrado, a fare qualcosa per “amore cieco” del sistema familiare. Si tratta di comportamenti inconsapevoli, dai quali è possibile liberarsi portandoli alla luce attraverso il lavoro della costellazione e riprendere il “posto giusto” nel sistema.


In questo modo di procedere, il cliente ha un ruolo centrale. Esso è considerato responsabile di sé e delle sue scelte; durante il lavoro è stimolato, sostenuto e accompagnato alla scoperta, allo sviluppo e all’utilizzo consapevole delle proprie risorse. Impara a vedere i suoi stessi comportamenti e quelli delle persone con cui è in relazione, come inseriti all’interno di legami sistemici fra tutti i membri.


Anche lui vede dalla rappresentazione come stanno le cose, indipendentemente dall’idea che fino a quel momento si era fatto della situazione. É lui che mette in scena la sua famiglia, non io. E con ciò spesso vengono alla luce delle cose che non sarebbero mai emerse.” (3)


Questo processo porta alla consapevolezza e ad una visione d’insieme che altrimenti non sarebbe possibile. Le soluzioni pertanto emergono dalla chiarezza e dalla verità di “ciò che è”, partendo dal cliente, dalla sua intenzione e dal tema che esso porta nella costellazione. La soluzione sta spesso nell’inclusione: il facilitatore aiuta il cliente a superare le sue resistenze, dando uno spazio dentro di sé a ciò che è stato rifiutato e aprendo così una possibilità che il cliente può cogliere quando si sente pronto.


Bibliografia

  1. Hellinger B. I due volti dell’amore- Prima edizione. Saturnia: ed. Crisalide; 2002. pag 12
  2. Hellinger B. Ordini dell’amore Prima edizione Universale economica. Milano: ed. Feltrinelli; 2013.
  3. Hellinger B. Riconoscere ciò che è. Terza edizione. Bergamo: ed.Feltrinelli; 2013. pag 95.

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Come può aiutare una Costellazione Familiare